Riccardo Mantelli smantella il tessuto algoritmico di funzionamento del software aprendo brecce di infedeltà nella programmazione, lasciando affiorare automatismi ipnotici nella superficie onirica della macchina, sintomi di desiderio della “macchina del sogno” del computer: pulsioni improduttive imbrigliate nella propria reverie al silicio. Dal desiderio ludico di un computer ribelle al luddismo automatico di un’estetica macchinale con una vocazione alla disobbedienza, virata al filtro elettrico di una estetica inceppata nella produzione di bellezza anarchica del malfunzionamento.
