Riccardo Mantelli OSD

Riccardo Mantelli smantella il tessuto algoritmico di funzionamento del software aprendo brecce di infedeltà nella programmazione, lasciando affiorare automatismi ipnotici nella superficie onirica della macchina, sintomi di desiderio della “macchina del sogno” del computer: pulsioni improduttive imbrigliate nella propria reverie al silicio. Dal desiderio ludico di un computer ribelle al luddismo automatico di un’estetica macchinale con una vocazione alla disobbedienza, virata al filtro elettrico di una estetica inceppata nella produzione di bellezza anarchica del malfunzionamento.

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Riccardo Mantelli indaga da anni le derive misteriose dei dati nell’etere (misteriose per tutti noi, assai meno per lui), insegue con ogni mezzo le dispersioni degli impulsi lungo tracciati obliqui. Da anni lavora con le imperfezioni, con gli scarti e gli errori, con i rumori di ogni colore, e ne fa oggetti sensati, gustabili esteticamente, se ne appropria con voluttà quasi, con golosità  fanciullesca, e insieme con una ostinata lucidità  professionale. Le sue ricerche, in cui indovini fondamenti di sociologia, architettura, linguistica applicata all’informatica, urbanistica, psicogeografia, endofisica, patafisica, diventano un vero e proprio girovagare, fatto di peregrinazioni, appostamenti, traiettorie browniane, deviazioni, tornanti, svolte a U, dita puntate su mappe algoritmiche, spazi hertziani, che offrono un senso geografico nuovo, nascosto, e consentono di appropriarsi dello spazio secondo coordinate nuove. Riccardo esplora la città e le campagne alla ricerca di cose: oggetti, detriti, disturbi, basse frequenze, fantasmi elettromagnetici, pulsazioni misteriose (per noi, non per lui), cavi, e tubi, diagrammi, spazzatura, brandelli di conversazione captati per caso, linee pubbliche o segrete, fasci di luce, feticci, frammenti di codici generativi, prospettive di fili dell’alta tensione, turbine, rumori di fondo.
Nel corso di queste peregrinazioni riempie taccuini su taccuini di immagini, schizzi, macchie colorate, collage, ma soprattutto di frasi, che esprimono un forte desiderio comunicativo, la necessità di una condivisione, e per farlo usano un linguaggio che contamina le metafore auliche della poesia e il gergo informatico. Ci leggi un bisogno impaziente di conoscere, di insinuarsi, ma anche un’avversione a fissare, a catalogare, a legiferare sugli oggetti del suo interesse. L’estetica del disordine e della decostruzione si accompagna in lui a un sostrato epistemologico che rende le sue esperienze qualcosa di molto più della ricerca della bellezza nello strano da parte di un amateur dell’irregolare o dell’erratico: ci intuisci la contemplazione ammirata della complessità del mondo, e l’idea che a contare non siano la definizione ultima, la dimostrazione incontrovertibile, ma l’indagine in sé, il percorso accidentato, la scarpinata apparentemente svagata.
di Claudio Morandini

Riccardo Mantelli smantella il tessuto algoritmico di funzionamento del software aprendo brecce di infedeltà  nella programmazione, lasciando affiorare automatismi ipnotici nella superficie onirica della macchina, sintomi di desiderio della “macchina del sogno” del computer: pulsioni improduttive imbrigliate nella propria reverie al silicio. Dal desiderio ludico di un computer ribelle al luddismo automatico di un’estetica macchinale con una vocazione alla disobbedienza, virata al filtro elettrico di una estetica inceppata nella produzione di bellezza anarchica del malfunzionamento.
di Vittorio Raschetti

Sabato 8 novembre 2008 dalle 14 alle 20
Aosta - Via Losanna, 20 (dentro il portone segui il punto interrogativo [?] primo piano)
Un’opportunità per visitare il mio studio e vedere da vicino progetti e lavori presentati a numerosi festival in Italia ed Europa negli ultimi due anni.
Ecco il programma della giornata:
h14.00 Opening
h15.00 Estetica dell’errore
h16.00 Hertzian Space Databent
h17.00 Proiezione dei video: What burns never return (a Guangzong China, e Prato Italia)
h18.00 DADADA - Performance dal vivo (livecoding)
h19.00 Passeggiata browniana (uscita a passeggio in Aosta guidati da un software generativo) + Esplorazione dello spazio hertziano e Psicogeografia Algoritmica

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PE è una IXEM DOVES (Day Off Venues for the Experimental Scene) ovvero offre i propri spazi per la scena elettronica in cui esibirsi (nei giorni buchi di un tour). DOVES.


"Abbiamo fatto un concerto per otto frigoriferi, e poiché la gente capisce il rumore, si potevano vedere vecchie signore e bimbi che si divertivano con questi suoni, solo non bisogna dirgli che è musica. [...] La gente sarebbe ingabbiata nelle regole, e non potrebbe realmente ascoltare o vedere ciò che avviene realmente lì." (Geert-Jan Hobijn componente dei Staalplaat Soundsystem)

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